Nata in California, Carolyn Carlson è stata la prima coreografa nella storia a ricevere il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia, Comandante dell'Ordine delle Arti e delle Lettere e della Legion d'Onore, oggi membro dell'Académie des Beaux-Arts. La sua ricerca ha attraversato oltre cinquant'anni di danza, dalla compagnia di Alwin Nikolais a New York fino all'Opéra de Paris, passando per il Théâtre de la Ville e la Biennale di Venezia.
Dal 6 al 10 ottobre 2026, gli spazi di HSS hanno accolto Carolyn Carlson, tra le figure più influenti della danza contemporanea internazionale, tornata a Napoli dopo circa quindici anni. Cinque giornate di masterclass rivolte a danzatori professionisti e pre-professionisti, con sei ore quotidiane di lavoro dedicate a una ricerca che attraversa il tempo, lo spazio, la forma e il movimento.
Per Carlson, la danza non si esaurisce nella costruzione di una sequenza coreografica ma è piuttosto un modo di guardare il mondo e di restituirne le sensazioni attraverso il corpo. Una ricerca che si nutre di poesia, filosofia, musica e arti visive, nella quale la tecnica si apre all'intuizione e il gesto può diventare una forma di scrittura. Non a caso, la coreografa preferisce parlare di poesia visiva: un linguaggio capace di dare forma a ciò che spesso sfugge alle parole.
Accanto a lei, durante la masterclass, è stata presente Sara Orselli, sua storica collaboratrice e interprete, impegnata nella trasmissione e nello sviluppo del linguaggio coreografico di Carlson. La presenza della musica dal vivo realizzata da Marco Vitale ha accompagnato il percorso, facendo della relazione tra corpo e suono una componente della ricerca.
La masterclass ha trovato il suo momento conclusivo sabato 10 ottobre, con un Open Studio aperto al pubblico dove i danzatori hanno restituito una parte del lavoro sviluppato durante la settimana, offrendo uno sguardo su un processo in cui la ricerca individuale si intreccia con l'ascolto degli altri. A seguire, un incontro con Carlson, moderato dalla giornalista Raffaella Tramontano, ha aperto un ulteriore spazio di dialogo sulla danza e sulla sua esperienza artistica.
Portare il suo lavoro a Napoli ha significato offrire ai danzatori l’opportunità di confrontarsi direttamente con una ricerca che, da decenni, mette al centro la relazione tra movimento e pensiero, ma anche aprire al pubblico uno sguardo su ciò che normalmente resta dietro le quinte: il processo, la pratica, la costruzione di un linguaggio. È in questa dimensione che l’esperienza incontra la visione di HSS – Polo per le Arti Performative, una realtà giovane che sta costruendo in città uno spazio dedicato alla danza contemporanea e all’incontro tra artisti, coreografi e danzatori. In una Napoli che vive di corpi e percorsi differenti, HSS accoglie la possibilità di abitare il tempo della ricerca, prima che il gesto diventi spettacolo: uno spazio in cui sperimentare, ascoltare e lasciarsi trasformare dall’incontro. Perché la danza non vive soltanto nel momento in cui viene mostrata, ma anche in quello in cui qualcuno cerca una forma e ricomincia.
a cura di Rebecca Giliberti
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